Atto II, dalla sc. II (Scena d'amore)

 

 

 

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Based on a work at www.joetiziano.it.

Immagine di sfondo da: http://www.freshwallpapers.eu/uploads/wallpapers/2010/11/09/1595/ccab1db3790ed70b4b8e25e9062416bd.jpg

Il sito "freshwallpaper.eu" mi ha autorizzato ad utilizzare questa immagine a mia discrezione, come copertina del mio dramma epico d'Islanda, il mio prossimo libro.
Ecco il testo originale della mail: «Well you can use the image for your book cover for free, how you use it, its up to you. You can remove the watermark if you wish so (I prefer you won’y but it’s up to you). Good luck with your book».
Ringrazio un amico poeta per la traduzione della mail: «Puoi usare liberamente l'immagine come copertina del libro, come utilizzarla è a tua discrezione. Puoi rimuovere il watermark se vuoi (ma preferirei di no, comunque è a tua discrezione). Buona fortuna col tuo libro.».
E un'amica pittrice mi ha detto che sarà orgogliosa di farne un dipinto, la cui immagine sarà utilizzata come copertina del poema.
Il mare abbraccia montagne, il dolore abbraccia la speranza, la speranza di commuovere cuori di pietra in un'alba d'amore, di pace e libertà.
Questa è la sintesi del messaggio che ho voluto lanciare con la scrittura degli oltre 2000 versi del poema (mi manca di terminare di scrivere il quinto ed ultimo atto), di cui questa immagine costituisce la sua perfetta sintesi immaginifica.

 

 

Vado adesso a proporre alla vostra lettura l'inizio della scena seconda del secondo atto, la scena d'amore...

Come scrivo in un mio aforisma, il N. 62 degli attuali ottantatré: «L'amore non è solo baci e abbracci; è dialogo che riassuma tutta la propria esistenza, tutto il proprio mondo, offrendoli in reciproco dono».
Per la trama del secondo atto, andate qui.
In questa pagina potrete leggere lo schema definitivo dei personaggi.

Qui trovi i link degli estratti inseriti finora.

 

Ingólf Arnarson

Dramma epico in un prologo e cinque atti



Atto Secondo



Scena Seconda

(vv. 171-243)



In riva a un fiume, vicino a un ruscelletto canoro.
Sigurdh e Halldóra si ritrovano soli e quasi sperduti, i due si guardano a lungo negli occhi sussurrandosi dolci parole d’amore.
È il meriggio.
Sigurdh, Halldóra.

Sigurdh (con ardore)

Dolcezza, amore mio,
hai avuto di me pietà!
Solo tu puoi consolarmi
e nel tuo sen cullarmi.

Tu sei la vita,
tu sei la luce
sempre agognata:
finalmente ti vedo,
ti contemplo e posso
abbracciare l’amore,
teneramente baciare
il tuo viso soave.
Come ho potuto essere
così cieco,
così sordo all’amore:
tu sei la mia vita,
la mia speranza,
il mio universo:
dolce sorriso.

(Pieni di felicità si abbracciano e teneramente si baciano, poi, sentono il flusso sonoro e grazioso del ruscelletto vicino, che attira la loro attenzione)


Halldóra (abbracciata a Sigurdh va verso il ruscelletto e insieme si adagiano a terra)

Com’è calmo il tuo suono,
soave ruscelletto canoro!
Tu scorri lieto e placido
e nulla turba il tuo
scorrere leggero.
Così, è l’amore mio per te,
mio… Qual è il tuo nome?

Sigurdh
(alzandosi in piedi)

Come il vento soffia impetuoso
e pieno d’ardore il sorriso d’aprile
desta il tuo cuore all’amore,
così, io voglio proclamare
il mio nome a te:
sorriso, incanto dolce e soave!

Sigurdh è il mio nome,
errante sono per il mondo,
per l’ampio mare,
per l’alma terra
balza il mio piede.
Ora giungo
a questa terra,
pieno di speranza,
anche se non erano questi
i miei fini, ad altro
era rivolta la mia mente.
E ora, null’altro m’importa,
se non te e il tuo bel viso,
la dolce immagine che s’irradia
dai tuoi begl’occhi.
Già io ti vidi nei miei sogni:
tranquilla andavi per monti
e per mari; il tuo amore
scalava montagne di fuoco.
Ma dimmi, qual è mai il tuo nome?

Nel mio cuore sento ch’è bello,
come il tuo dolce sorriso,
che adesso t’inghirlanda il viso.
Dimmi, amore, qual è il tuo nome?
(Dopo queste parole anche Halldóra si alza in piedi e si abbracciano con passione)

Halldóra (piena di felicità)

Oh, amore mio, che gioia!
Chi di me è più felice?
Il mio cuore esulta
ancor di più al suono
delle dolci tue parole;

il tuo nobile verbo
è musica d’amore.
O amore mio,
così tu possa
ancora chiamarmi amore!
Halldóra, così, mi chiamano!

Sigurdh
(rapito, quasi in estasi)

Ah, l’ardente parola
alfine è giunta alle tue labbra!
Oh, Halldóra, ti adoro!
Mio sole, mia vita, mio amore!
(Con estrema passione)
Voglio ancora baciare
la tua bocca!

(Si baciano abbracciandosi con ardente passione)


(10/8/1993-27/5/2010)


 

Trovate questo brano anche su questa pagina, si tratta di una pagina di facebook e, quindi, visualizzabile anche dai non iscritti. 

Continua nella lettura con il prossimo brano, vi auguro una buona lettura!


 
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Ecco il testo originale della mail: «Well you can use the image for your book cover for free, how you use it, its up to you. You can remove the watermark if you wish so (I prefer you won’y but it’s up to you). Good luck with your book».
Ringrazio un amico poeta per la traduzione della mail: «Puoi usare liberamente l'immagine come copertina del libro, come utilizzarla è a tua discrezione. Puoi rimuovere il watermark se vuoi (ma preferirei di no, comunque è a tua discrezione). Buona fortuna col tuo libro.».
E un'amica pittrice mi ha detto che sarà orgogliosa di farne un dipinto, la cui immagine sarà utilizzata come copertina del poema.
Il mare abbraccia montagne, il dolore abbraccia la speranza, la speranza di commuovere cuori di pietra in un'alba d'amore, di pace e libertà.
Questa è la sintesi del messaggio che ho voluto lanciare con la scrittura degli oltre 2000 versi del poema (mi manca di terminare di scrivere il quinto ed ultimo atto), di cui questa immagine costituisce la sua perfetta sintesi immaginifica.

 

 

 

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