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Per una strada by
Emanuele Marcuccio
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Immagine di sfondo da: http://www.freshwallpapers.eu/uploads/wallpapers/2010/11/09/1595/ccab1db3790ed70b4b8e25e9062416bd.jpg
Il sito "freshwallpaper.eu" mi ha autorizzato ad utilizzare
questa immagine a mia discrezione, come copertina del mio dramma epico
d'Islanda, il mio prossimo libro.
Ecco il testo originale della mail: «Well you can use the image for your book
cover for free, how you use it, its up to you. You can remove the watermark if
you wish so (I prefer you won’y but it’s up to you). Good luck with your book».
Ringrazio un amico poeta per la traduzione della mail: «Puoi usare liberamente
l'immagine come copertina del libro, come utilizzarla è a tua discrezione. Puoi
rimuovere il watermark se vuoi (ma preferirei di no, comunque è a tua
discrezione). Buona fortuna col tuo libro.».
E un'amica pittrice mi ha detto che sarà orgogliosa di farne un dipinto, la cui
immagine sarà utilizzata come copertina del poema.
Il mare abbraccia montagne, il dolore abbraccia la speranza, la speranza di
commuovere cuori di pietra in un'alba d'amore, di pace e libertà.
Questa è la sintesi del messaggio che ho voluto lanciare con la scrittura degli
oltre 2000 versi del poema (mi manca di terminare di scrivere il quinto ed
ultimo atto), di cui questa immagine costituisce la sua perfetta sintesi
immaginifica.
Vado
adesso a presentare alla vostra lettura una parte del finale del secondo atto,
la scena mattutina nel giardino del monastero, subito dopo
quella notte.
Per la trama del secondo atto, andate
qui.
In questa pagina
potrete leggere lo schema definitivo dei personaggi.
Qui trovi i link
degli estratti inseriti finora.
Un giovane monaco chiede preoccupato ad Ingólf la ragione del suo volto
stravolto e del suo sguardo che si perde nel nulla, al che Ingólf così
risponde...
Ingólf
Arnarson
Dramma epico in un prologo e cinque atti
Atto Secondo
Scena Quinta
(vv. 385-427)
Ingólf
(a parte, con dolore)
O fratello, che rispondi
al mio dolore!
Io soffro atroce pena:
tranquilla procedeva
la mia esistenza, provata
da alcune fatiche e ora…
rovina è per me il giorno,
rovina è per me il fato,
l’ampio sole è tortura… la luce,
quel lampo abbagliante e repentino
è ancora vivo nelle mie carni
e brucia, come ferita invisibile!
Voglio crederla visione ma…
tale è il turbamento,
atroce è il dolore!
Non so dove andrò,
quale mai sarà il mio destino!
Errante m’inoltro
per lidi sconosciuti.
Inganno è la terra, lusinga:
con arte mi rapiva.
Sento l’inesatta scienza
dei sognatori; è noia il tempo,
null’altro che dolore e affanno.
Quando mai avrà termine
il mio soffrire? Quando
una dolce alba mi rapirà
coi suoi caldi raggi
e l’anima e il cuore e l’intelletto?
Dolore arcano e atroce
mi accascia, mi schianta,
la rabbia mi assale fulminea;
violenta si presenta la vita,
un’angoscia tremenda mi assale,
mi tormenta l’inerzia,
mi tormenta il destino:
m’inabissa nel magma della vita.
Quale tortura mi preme il cuore,
il dolore mi colpisce; tempesta
furono i miei prim’anni
e ora, sono qui
al culmine d’un ciclone:
fratello mio, è la fine!
(20/6/1994-7/6/2010)
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Continua nella lettura con il prossimo brano, vi auguro una buona lettura!