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Per una strada by
Emanuele Marcuccio
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Immagine di sfondo da: http://www.freshwallpapers.eu/uploads/wallpapers/2010/11/09/1595/ccab1db3790ed70b4b8e25e9062416bd.jpg
Il sito "freshwallpaper.eu" mi ha autorizzato ad utilizzare
questa immagine a mia discrezione, come copertina del mio dramma epico
d'Islanda, il mio prossimo libro.
Ecco il testo originale della mail: «Well you can use the image for your book
cover for free, how you use it, its up to you. You can remove the watermark if
you wish so (I prefer you won’y but it’s up to you). Good luck with your book».
Ringrazio un amico poeta per la traduzione della mail: «Puoi usare liberamente
l'immagine come copertina del libro, come utilizzarla è a tua discrezione. Puoi
rimuovere il watermark se vuoi (ma preferirei di no, comunque è a tua
discrezione). Buona fortuna col tuo libro.».
E un'amica pittrice mi ha detto che sarà orgogliosa di farne un dipinto, la cui
immagine sarà utilizzata come copertina del poema.
Il mare abbraccia montagne, il dolore abbraccia la speranza, la speranza di
commuovere cuori di pietra in un'alba d'amore, di pace e libertà.
Questa è la sintesi del messaggio che ho voluto lanciare con la scrittura degli
oltre 2000 versi del poema (mi manca di terminare di scrivere il quinto ed
ultimo atto), di cui questa immagine costituisce la sua perfetta sintesi
immaginifica.
Vado adesso a presentare alla vostra lettura
una parte della scena prima del terzo atto, il racconto che fa Sigurdh della sua
dolorosa e avventurosa vita a Ragnar, padre di Halldóra e capo villaggio
islandese, che gli chiede ragione delle sue parole piene di dolore. Ascolteranno
il suo racconto anche la cara Halldóra e Steinar, il suo promesso e non
corrisposto sposo.
Per la trama del terzo atto, andate qui.
In questa pagina
potrete leggere lo schema definitivo dei personaggi.
Qui, trovi i link
degli estratti inseriti finora.
Ragnar chiede a Sigurdh la ragione di quelle parole, la ragione del suo dolore e
Sigurdh così risponde...
Ingólf
Arnarson
Dramma epico in un prologo e cinque atti
Atto Terzo
Scena Prima
(vv. 48-101)
Sigurdh
(con gran dolore ma, con fierezza)
Penoso quesito mi poni,
è enigma il mio destino…
Nacqui anzi tempo, strozzato
al seno della madre; mio padre
morì, ucciso in un’immane battaglia
per salvare i miei giorni:
mi fece scudo contro il vichingo,
contro il selvaggio che lo trapassò…
Alla ventura andai in seguito,
balzai per mari e per montagne,
dai freddi ghiacci mi spinse
la sete di gloria
a questa terra di salici e betulle,
seguii l’avara ambizione
di un nobile decaduto; celava
guardingo un ampio tesoro.
Di conquistarlo mi proposi
e volli partecipi
alla mia folle impresa
tre sventurati,
per me i più cari,
i più fedeli amici;
come un ciclone,
cruenta battaglia si sprigiona,
ferrei venti si abbattono
sui miei compagni.
Io sconfitto dal dolore
e dalla vista atroce,
mi accascio miseramente,
e quei soldati senza pietà
non affondano le loro spade
sulle inermi carni,
non mi sottraggono
alla vista terribile dei miei amici.
(Pausa)
Quell’empio, che ritto appariva
innanzi a tutti, proferiva
parole irate di fuoco e odio
per gli sventurati,
morti in un mare di sangue;
io solo ne fui il colpevole
e la mia folle brama d’oro…
Avrei preferito uccidermi
quand’ero prigioniero nella stiva,
anche questo mi fu negato…
A tempo siete giunti
per salvarmi e disperdere
quella muta di cani famelici;
ed ora giungo al tuo focolare,
e il mio braccio vi soccorrerà.
Ti ringrazio fin d’ora
della mia vita, e ti chiedo
una grande supplica:
di dare onorevole tumulo
alle ceneri dei miei compagni.
(Si accascia miseramente chinando il capo)
(23/7/1994-2/7/2010)
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Continua nella lettura con il prossimo brano, vi auguro una buona lettura!