Trama dell'Atto Quarto

 

 

 

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Per una strada by Emanuele Marcuccio is licensed under a Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License.
Based on a work at www.joetiziano.it.

Immagine di sfondo da: http://www.freshwallpapers.eu/uploads/wallpapers/2010/11/09/1595/ccab1db3790ed70b4b8e25e9062416bd.jpg

Il sito "freshwallpaper.eu" mi ha autorizzato ad utilizzare questa immagine a mia discrezione, come copertina del mio dramma epico d'Islanda, il mio prossimo libro.
Ecco il testo originale della mail: «Well you can use the image for your book cover for free, how you use it, its up to you. You can remove the watermark if you wish so (I prefer you won’y but it’s up to you). Good luck with your book».
Ringrazio un amico poeta per la traduzione della mail: «Puoi usare liberamente l'immagine come copertina del libro, come utilizzarla è a tua discrezione. Puoi rimuovere il watermark se vuoi (ma preferirei di no, comunque è a tua discrezione). Buona fortuna col tuo libro.».
E un'amica pittrice mi ha detto che sarà orgogliosa di farne un dipinto, la cui immagine sarà utilizzata come copertina del poema.
Il mare abbraccia montagne, il dolore abbraccia la speranza, la speranza di commuovere cuori di pietra in un'alba d'amore, di pace e libertà.
Questa è la sintesi del messaggio che ho voluto lanciare con la scrittura degli oltre 2000 versi del poema (mi manca di terminare di scrivere il quinto ed ultimo atto), di cui questa immagine costituisce la sua perfetta sintesi immaginifica.

 

 

 

Trama dell’Atto Quarto


L’atto si apre con la scena di un coro di pescatori, quelli del villaggio di Ragnar, ritornano dalla pesca lamentando il fatto che non hanno pescato nulla durante tutta la notte.
Nella notte successiva, Ingólf, Vigfús, Olaf e Hákon riescono a rapire Halldóra, come avevano pianificato alla fine del terzo atto. L’indomani, all’aurora, Sigurdh è immerso in un meraviglioso paesaggio ed è intento ad ammirare il tutto: ampia e vasta veduta delle montagne, sormontate da salici e betulle e, in lontananza, anche un ruscelletto, lo stesso della scena d’amore del secondo atto.
Giunge Steinar, che non ammira questo paesaggio considerando il tutto null’altro che inganno; addirittura vorrebbe che non sorgesse più il sole, “almen nell’ombra nessuno / baderebbe alle inezie / ma solo all’azione e al lampo d’un’impresa!”. Queste parole provocano il pacato rimprovero di Sigurdh, che cerca di spiegare quale grande importanza abbia il sole per lui che è un marinaio e per le piante e per tutti, come dice: “… la sua luce ci sostiene / e non ci fa vagare nelle tenebre / e nella folle ignoranza”. Ma Steinar non ascolta, d’improvviso spunta dalla macchia un orso rabbioso, che gli si avventa contro; prontamente Sigurdh sguaina la spada per difenderlo e, nella lotta, ferisce a un occhio l’orso che allenta la presa e, sentendo il suo cucciolo chiamare, si allontana. Steinar è rimasto ferito alla spalla sinistra e Sigurdh è convinto che siano quei pazzi cacciatori del villaggio di Björn a rendere così feroci gli animali; così, Sigurdh salva la vita al suo rivale, la sua grande lealtà non gli avrebbe mai permesso di abbandonarlo al suo destino e, sorreggendolo si avviano verso il villaggio.
Nella tarda mattinata il padre Ragnar scopre con dolore il misfatto e comprende che sua figlia è stata rapita, sicuramente è Björn il responsabile. Così, chiama a raccolta i suoi uomini e li invia in cerca della figlia, nel trambusto generale giunge Steinar, sostenuto da Sigurdh, vengono a sapere da Ragnar del rapimento e, subito partono per unirsi agli uomini; alla spedizione si è unito insistentemente anche Steinar, credendo che la sua ferita non sia poi così grave.
Segue la scena di un monologo di Halldóra prigioniera.
Giunti segretamente al villaggio di Björn, riescono ad entrare dove viene tenuta prigioniera Halldóra; Steinar viene fatto prigioniero, la ferita si è fatta sentire e non è riuscito a difendersi, Sigurdh non vuole abbandonarlo, al che Halldóra, vivamente sorpresa fugge via, non riuscendo a comprendere il comportamento di Sigurdh.
Viene dato l’allarme, accorrono tutti, anche Ingólf, che si scontra con Sigurdh e si battono a duello. Frattanto Halldóra, per distrarre l’attenzione ha appiccato un incendio, cosicché tutti si affrettano a spegnerlo. Sigurdh ferisce a tradimento Ingólf, proprio per interrompere quel duello ed essendo molto preoccupato dell’incolumità di Halldóra. L’incendio viene presto spento, segue un monologo di Steinar prigioniero, segue la scena della lunga notte di Ingólf, che lotta fra la vita e la morte; sente una voce, in un fortissimo divampamento di luce, dolce e pacata, che gli dà sollievo, lo ammonisce gravemente e gli profetizza che spetta solo a lui salvarsi, così, quella voce cessa e quella luce si dilegua molto lentamente.
Ingólf cade a terra, ormai mutato nello spirito e nell’anima, comprende i suoi gravissimi errori e, mentre tutti stanno dormendo, si avvia verso i monaci irlandesi.

 

(28/6/1998, modificato l'11/5/2010, ulteriore modifica il 16/10/2011)

 

Trovate questa trama anche su questa pagina, si tratta di una pagina di facebook e, quindi, visualizzabile anche dai non iscritti. 

Continua soltanto sul futuro libro, spero pubblicato entro il 2012, vi auguro una buona lettura!


 
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Ringrazio un amico poeta per la traduzione della mail: «Puoi usare liberamente l'immagine come copertina del libro, come utilizzarla è a tua discrezione. Puoi rimuovere il watermark se vuoi (ma preferirei di no, comunque è a tua discrezione). Buona fortuna col tuo libro.».
E un'amica pittrice mi ha detto che sarà orgogliosa di farne un dipinto, la cui immagine sarà utilizzata come copertina del poema.
Il mare abbraccia montagne, il dolore abbraccia la speranza, la speranza di commuovere cuori di pietra in un'alba d'amore, di pace e libertà.
Questa è la sintesi del messaggio che ho voluto lanciare con la scrittura degli oltre 2000 versi del poema (mi manca di terminare di scrivere il quinto ed ultimo atto), di cui questa immagine costituisce la sua perfetta sintesi immaginifica.

 

 

 

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