Trama dell'Atto Secondo

 

 

 

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Il sito "freshwallpaper.eu" mi ha autorizzato ad utilizzare questa immagine a mia discrezione, come copertina del mio dramma epico d'Islanda, il mio prossimo libro.
Ecco il testo originale della mail: «Well you can use the image for your book cover for free, how you use it, its up to you. You can remove the watermark if you wish so (I prefer you won’y but it’s up to you). Good luck with your book».
Ringrazio un amico poeta per la traduzione della mail: «Puoi usare liberamente l'immagine come copertina del libro, come utilizzarla è a tua discrezione. Puoi rimuovere il watermark se vuoi (ma preferirei di no, comunque è a tua discrezione). Buona fortuna col tuo libro.».
E un'amica pittrice mi ha detto che sarà orgogliosa di farne un dipinto, la cui immagine sarà utilizzata come copertina del poema.
Il mare abbraccia montagne, il dolore abbraccia la speranza, la speranza di commuovere cuori di pietra in un'alba d'amore, di pace e libertà.
Questa è la sintesi del messaggio che ho voluto lanciare con la scrittura degli oltre 2000 versi del poema (mi manca di terminare di scrivere il quinto ed ultimo atto), di cui questa immagine costituisce la sua perfetta sintesi immaginifica.

 

 

 

Trama dell’Atto Secondo


Ampia vista dei corpi trucidati dei compagni di Sigurdh, Ingólf ordina alle guardie di impiccare Sigurdh e di squartare e decapitare i suoi compagni; Sigurdh frattanto, ammirava la vasta natura del paesaggio islandese e, quasi incurante del suo destino, viene trascinato dalle guardie al suo supplizio.
In lontananza, si scorgono delle case e monasteri di monaci irlandesi, sparsi nei vasti prati e nella folta radura. Sigurdh non spera più in nulla, morti i suoi fraterni compagni, vuole morire anche lui; soltanto l’amore gli avrebbe donato ancora speranza e nuova vita, l’amore sincero per una donna.
Si nascondono nell’ombra gli indigeni incuriositi, pietosi e adirati per il crudele trattamento di Sigurdh e di quei morti; erano gli indigeni del villaggio vicino con il loro capo Ragnar, e con una donna, sua figlia Halldóra, bellissima, dai capelli biondi e dalle lunghe trecce scompigliate dal vento, pietosa e piena di compassione per il dolore di Sigurdh e per la sofferenza atroce che legge nei suoi occhi. D’un tratto i loro sguardi si incontrano, quasi a volersi toccare, anche Hákon prova pietà per Sigurdh e sta quasi per allontanarsi da quella vista quando, gli indigeni attaccano e nello scontro, con il favore della sorpresa, riescono a salvare Sigurdh, che viene subito soccorso dalla dolce Halldóra.
Ingólf riuscendo a salvarsi si inoltra nella fitta boscaglia di salici e betulle, gli altri, compreso Hákon, si disperdono in diverse direzioni.
Sigurdh e Halldóra si ritrovano, soli e quasi sperduti, in riva a un fiume e a un non lontano ruscelletto canoro; i due si guardano a lungo negli occhi, sussurrandosi dolci parole d’amore, dichiarando così il loro reciproco e repentino amore.
Halldóra propone a Sigurdh di rifugiarsi in casa del padre Ragnar, lì troverà sicura ospitalità, quindi, gli domanda chi fossero quegli altri stranieri, che lo tenevano in catene e che erano approdati alle spiagge della loro sacra terra.
Sigurdh risponde che sono venuti nella loro terra per occuparla, ma che non c’è da preoccuparsi, perché è solo un piccolo manipolo di profughi, fuggiti dalla loro terra, la Norvegia, per le continue vessazioni del re, da loro sempre rispettato in quanto pazzo e quindi senza colpa.
Halldóra è molto turbata dal racconto di Sigurdh tuttavia, tranquilli si avviano verso il villaggio.
Ingólf, che era riuscito a salvarsi immettendosi in quella fitta boscaglia, scorge in lontananza delle costruzioni in muratura, sormontate da un’ampia croce celtica; comprende così che si tratta di un monastero di quei monaci irlandesi, venuti a convertire gli indigeni circa un secolo fa. Finalmente si sente tranquillo, poiché lì avrebbe trovato un sicuro rifugio per la notte; arrivato alla porta del monastero, batte con impazienza tre volte, gli apre il padre guardiano con benevolenza. Ingólf chiede asilo per la notte e viene subito accolto, mangia un pasto alquanto affrettato e va a dormire in una cella cupa e oscura; quella notte, cupi pensieri lo attanagliano, lo tormentano e non gli danno pace. D’improvviso una flebile luce e una voce incomprensibile attira la sua attenzione e lo chiama a sé, Ingólf con rabbia tremenda e strepitosa violenza fa di tutto per non sentirla, in seguito la luce aumenta a dismisura la sua luminosità e solo per un attimo,
come un lampo abbagliante, che subito si disperde in un’oscurità più cupa e più nera di prima.
L’indomani, dopo un sofferto dialogo con un giovane monaco, si accomiata e si avvia verso un destino ignoto.


(22/2/1993, modifica di due nomi il 6/2/2010)

 

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Continua nella lettura con il prossimo brano, vi auguro una buona lettura!


 
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Il sito "freshwallpaper.eu" mi ha autorizzato ad utilizzare questa immagine a mia discrezione, come copertina del mio dramma epico d'Islanda, il mio prossimo libro.
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Ringrazio un amico poeta per la traduzione della mail: «Puoi usare liberamente l'immagine come copertina del libro, come utilizzarla è a tua discrezione. Puoi rimuovere il watermark se vuoi (ma preferirei di no, comunque è a tua discrezione). Buona fortuna col tuo libro.».
E un'amica pittrice mi ha detto che sarà orgogliosa di farne un dipinto, la cui immagine sarà utilizzata come copertina del poema.
Il mare abbraccia montagne, il dolore abbraccia la speranza, la speranza di commuovere cuori di pietra in un'alba d'amore, di pace e libertà.
Questa è la sintesi del messaggio che ho voluto lanciare con la scrittura degli oltre 2000 versi del poema (mi manca di terminare di scrivere il quinto ed ultimo atto), di cui questa immagine costituisce la sua perfetta sintesi immaginifica.

 

 

 

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